«Ti sta dando alla testa». Ma questa troia nigeriana è davvero la donna più grossa e grassa e unta che abbia mia visto nella mia vita, spalanca la bocca lorda di liquidi che non riesco a definire ma forse sono umori o sperma o sperma e umori e la sua fica è una voragine immensa e terrificante, qualcosa che sembra poter inghiottire il mondo nelle sue contrazioni di orrendo piacere che sembrano seguite dal barrire di mille elefanti e cento balene amorfe che si sono suicidate su una spiaggia qualsiasi mentre gli stronzi animalisti le tormentano nell'attimo sublime della morte.
«Ci stanno dietro ragazzo, abbiamo dietro la chiesa, gli uomini del Vestiti Bene e pure Belial e se ti dico che Belial è qua a cinque minuti con tutto l'esercito e tutti gli attrezzi che usa il suo esercito quando è qui a cinque minuti ti consiglio di seguirmi e di seguirmi alla svelta.»
E io cazzo no, io vedo quella roba gigante agitarsi e colare e ansimare e colare e ansimare come cola ed ansima il mondo.
«Senti giovanotto, qua salti pure tu, era previsto, è previsto che salti dentro pure tu.»
E quella fica gigante già si spalanca mentre gli zoccoli di Belial e le grida dei suoi uomini mi danno alla testa e mi svegliano la notte tenendomi insonne per ventiquattro anni a schiacciare zanzare e ragni che avevano la sola colpa di essere zanzare e ragni.
E poi dice «Senti» dice, «Senti come latra» dice, «Senti come latra il mondo».




L'impressione del tuo culo bagnato dalla luce della luna (o forse era un lampione) mi è rimasta nella retina per giorni e poi ha iniziato a parlare.






